Chi mi conosce sa che sono anni che voglio emigrare, viaggiare e conoscere il mondo, vedere le cose con i miei occhi.

Il Brut. Carnevale di Schignano, personaggio legato alla figura dell'emigrante con valiga carica di sogni. Schignano (Co) Feb 2007
Ho deciso alcuni anni fa di intraprendere la carriera di fotoreporter. Sapevo che sarebbe stata dura, molto dura, così ho deciso di imparare altri mestieri che sarebbero stati utili ovunque nel mondo, come il muratore e il pizzaiolo. Ho lavorato sodo come pizzaiolo, ho ottenuto grazie alla mia costanza e grazie a ottimi insegnanti grandi risultati, riuscendo a mantenermi senza gravare troppo sull’economia familiare ed essere indipendente. I miei capi che conoscendomi bene sapevano i miei piani, nonostante tutto hanno investito tempo e denaro nella mia formazione; da parte mia hanno sempre ricevuto lealtà, professionalità e sacrificio.
E’ arrivato il giorno della scelta: aprire una mia pizzeria e continuare la sicura strada dell’arte della pizza, o dedicarmi a tempo pieno alla fotografia. Quel giorno ho deciso. FOTOREPORTER. Erano anni che studiavo, che facevo i miei lavori fotografici tra una pizza e l’altra, mi piaceva contare… una pizza fatta e venduta… una foto che posso scattare e stampare… anni a mettere via i soldi per comprare tutta l’attrezzatura, anni in cui mi sono concesso poco… ho rinunciato alla passione per la moto, le vacanze erano quasi inesistenti e prendevo le ferie solo per fare qualche servizio fotografico. Non mi sento assolutamente un eroe, ho fatto una cosa per me istintiva e normale, sono contento dei sacrifici che ho fatto e se tornassi indietro senza dubbio li rifarei.
Ho rassegnato le mie dimissioni con coscienza, sono salpato dal porto della paga sicura e sempre puntualissima, lasciando una professione remunerativa che amavo per seguire la rotta di fotografo nomade e precario. Sapevo già che in Italia i miei progetti sarebbero stati molto difficili da realizzare ma comunque ci ho provato. Con altri amici ho creato l’Olivia Photo Factory e alcuni lavori importanti sono arrivati, devo ammetterlo. Ma ora non ce la faccio proprio più, sono stufo di proporre i miei lavori a giornali e riviste SENZA OTTENERE UNA MINIMA RISPOSTA, neanche un commento, neanche una riga del tipo: “Per favore la smetta di proporci materiale, perché non cambia lavoro lei è un deficiente!”, NIENTE solo silenzio perpetuo.
Non è tutto negativo… grazie a “conoscenze” arrivano alcune proposte interessanti, ma a lavoro finito, approvato e pubblicato, non vi dico le guerre per raccattare il compenso dovuto. Penso che il concetto di lavoro GRATIS e fatto MALE sia la base dell’economia italiana nel mio settore oggi.
Una domanda non mi fa dormire la notte: perché per lavorare devo conoscere persone importanti, perché devo essere raccomandato per poter essere ricevuto e ascoltato? Forse sarà così anche all’estero… …ma per quel poco che ho visto nelle mie esperienze non è proprio e solamente così… un esempio stupido: nelle altre nazioni mi è capitato di vedere incontri PUBBLICI organizzati da PhotoEditor di importantissime testate e da galleristi per fotografi emergenti… impensabile dalle nostre parti.
Quando lavoravo nella ristorazione tantissime delle persone che mi chiedevano che lavoro facessi, alla mia risposta carica di entusiasmo e passione “IL PIZZAIOLO” rispondevano con un “POVERINO”. Non ho mai voluto capire bene la motivazione di questa risposta perché ho sempre dovuto trattenere l’ira della mia reazione!
Oggi alla stessa domanda rispondo a denti stretti “IL FOTOREPORTER”. I commenti sono questi: “ahhh come Corona”; “ok fai il paparazzo”; “ti apposti con un cannonne e fai 4 foto alle persone giuste e sei a posto”… forse la gente che incontro io ha la capacità cerebrale di un pollo… questi commenti però li ho sentiti solo da Italiani… appena si esce dai nostri confini, le cose cambiano radicalmente. La professione di pizzaiolo è addirittura venerata e quella di fotoreporter è accompagnata la maggior parte delle volte da frasi come ”GREAT!!!” o magari “Fuck, yours is the best job in the world!”; “You are a journalist!” forse espressioni anche troppo esagerate ma che comunque fanno riflettere!
Oggi, la decisione è presa, sono stufo, sono spompato e soprattutto non vedo prospettive per me qui, non riesco a SOPRAVVIVERE, me ne vado, emigro. La bussola è girata verso nord: Finlandia, un posto freddo, una delle pochissime nazioni in cui il settore editoriale non è in crisi, dove la vita “COSTA CARA” ma un affitto per una casa me lo posso ancora permettere. Non sarà facile, non ho mai avuto paura di fare fatica, forse un passo alla volta avrò la possibilità arrivare da qualche parte senza la spinta di nessuno. Non ce la faccio più a parlare con persone che mi dicono che non riescono a trovare un dannato lavoro in regola, con una busta paga minima per sopravvivere, troppe persone sottopagate, sfruttate, violentate intellettualmente. Ho paura del fatto che persone di 30 anni debbano ancora in qualche modo dipendere dai sacrifici fatti dai loro genitori tanti anni prima.
Perché questa nostra generazione in Italia non riesce a fare nulla senza l’aiuto della Famiglia?
Andarsene vuol dire non combattere, forse, ma come faccio a combattere se non riesco a sopravvivere?
Abbandono la Lombardia, quella che alcuni chiamano motore dell’Italia… bè questo motore penso sia da rifare, dalla testa alle bronzine, non so voi, ma io vedo capannoni nuovi e vuoti, banche, agenzie immobiliari, rivenditori di auto usate, centri commerciali,… a questo motore mancano i pistoni, qui abbiamo solo delle cromature e della radica per impreziosire gli interni!
Negli anni 70 mia mamma emigrò dalla Calabria al Nord Italia… Nel 2010 io continuerò in quella direzione solo su scala europea: dall’Italia al nord Europa… è proprio vero noi Italiani siamo stati, siamo e saremo EMIGRANTI!
Godetevi l’Italia dei potenti, io sono Nessuno, quindi se Nessuno se ne sta andando non potete accusarlo di codardia!
Grazie Signor PIER LUIGI CELLI per avermi offerto lo spunto per concretizzare in questo post l’oggetto di tante discussioni.