Quella foto puzza…
Posted by AlbertoCampiPhoto on 6th November 2009
Non sono un amante della tauromachia, nè tantomeno mi esalto nel veder massacrare un animale in un’arena. Ma nonostante ciò, la passione di conoscere e scoprire le tradizioni dell’uomo mi ha portato a fotografare le Tourades a corda.
Nell’oceano Atlantico più meno alla latitudine di Lisbona, a circa un terzo della distanza tra il continente europeo e quello americano si trovano le Açores (Azzorre). Questo arcipelago vulcanico composto da 9 isole è una regione autonoma portoghese. Su una di queste isole, Terceira, si svolgono ogni anno da Giugno a Settembre decine e decine di corride di strada, in cui il toro non viene nè martoriato e nè ammazzato. Queste manifestazioni vogliono commemorare la resistenza degli abitanti dell’isola ad un tentativo di conquista da parte degli Spagnoli nel 1581. Ormai allo stremo delle forze dopo i lunghi bombardamenti navali, gli isolani riuscirono a sventare l’invasione grazie all’idea di un monaco agostiniano di liberare i tori e spingerli verso Baia Salga, il luogo dove stava avvenendo lo sbarco; riuscirono così a ricacciare sulle navi i Castigliani. Oggi in quasi tutti i paesi dell’isola nel periodo estivo vengono organizzate queste feste taurine. Sull’altipiano vulcanico al centro dell’isola si allevano centinaia di tori. Ogni famiglia di allevatori ha i propri pascoli, le proprie arene e le proprie tradizioni. Uomini in camicia bianca e cappello nero, chiamati mascarados da corda, portano i tori nelle strade, cercano di arginarne l’irruenza, quasi sempre invano, trattenendoli attraverso una lunga corda legata al collo. I protagonisti che creano lo spettacolo però sono le persone comuni. I più arditi creano nelle strade gremite di gente bellissime figure istigando il toro con drappi o ombrelli e addirittura c’è chi gioca con l’animale ponendogli una mano sulla testa.
Quando mi sono trovato lì in mezzo, ho iniziato a fare il mio mestiere, fotografare e cercare di raccontare una storia attraverso delle immagini. I miei colleghi armati di possenti teleobiettivi erano tutti ben appostati: appesi ai pali della luce, dominavano dai punti che offrivano una visione più spettacolare, insomma erano arroccati in posizioni ben studiate e dettate dall’esperienza. Io non amo stare lontano dal soggetto che devo fotografare e sicuramente non lavoro tra la folla con un teleobiettivo per portare a casa le classiche cartoline. Mi muovo tra la gente che corre, voglio vedere le facce, le smorfie, voglio sentire le voci, i rumori, devo stare all’interno di quella sfera invisibile che racchiude l’azione. Non vorrei sembrare scontato nè tantomeno superbo ma il mio tele è un 50mm o un 70mm su formato 24x36mm. La celebre citazione di Endre Ernő Friedmann “If your pictures are no good, you’re not close enough!” è la base del linguaggio fotografico con il quale amo esprimermi. Prima di iniziare questo reportage, avevo come al solito studiato la produzione delle immagini esistenti: decine di foto uguali, piatte, che mostrano ciò che succede ma che non raccontano l’odore di quello che ritraggono. Devo ammettere però che grazie alla tecnica “del cecchino” posso raccontare attraverso quattro immagini la mia ilare avventura.
Info:
sito del fotografo açoregno: www.fotonan.com
Tags: Avventure, Azores
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